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Sport & Clubs. Editoriale.

Ore 7.00 Driinnn…svegliaaaa. Giù dal letto e si comincia. Bagno, colazione, la moglie mi chiede i soldi per il corso di ballo di mia figlia Paola che piange e non ci vuole andare. In un angolo del tavolo Federico, il più grande, straparla tra uno sbadiglio e un sorso di latte sulla vittoria dell’Atalanta sul Milan e io gli dico di sì con la testa ma non lo ascolto. Trovo il computer e mi infilo la giacca prendendo a tutta velocità la via della porta di casa. Io vadooo, ciaooo. Nessuno risponde, chiaro. Tranquillo mattino in famiglia. SPECIFICARE FAMIGLIA: un uomo, una donna, a volte dei figli, progetti, quotidianità e spesso problemi. Trovo le chiavi dell’automobile in mezzo a trecento cose che ho nella giacca e mi immergo nel traffico del centro. Coda. Semafori rossi e gente che ti guarda come se avesse visto l’esattore delle tasse. Il più allegro ha la faccia di uno che ha perso la scheda del superenalotto vincente. E anche io non ho una bella cera immagino. Davanti a me una lunga giornata di lavoro. SPECIFICARE LAVORO: fare qualcosa e/o produrre per guadagnare soldi da spendere per vivere e pagare il corso di ballo di Paola, il mutuo della casa, la rata della macchina, le vacanze, la lavastoviglie che si rompe e anche mangiare… Arriverò come al solito tardi al lavoro perché devo anche parcheggiare e parcheggio non c’è. Corro, corro ,corro ed ecco la mia scrivania con quel quintalino di carte da smaltire. Tre pile da mezzo metro tipo grattacieli. Aiutoooo! E poi il telefono, driinnn…mai pensarlo perché suona davvero. Pronto, sì hai ragione, oggi consegnamo, hai perfettamente ragione tu. Ti farò uno sconto…ciao e grazie ancora. Metto giù e…driiinnn si continua così per tutta la mattina e le carte sul tavolo aumentano ancora. Pausa caffè. Mi chiama il capo. SPECIFICARE CAPO: ognuno ha il suo capo, è qualcuno che ci comanda e ci dice cosa fare e non fare. A volte è competente e autorevole altre volte è saccente, autoritario e un po’ stronzo. SPECIFICARE…non si può. Ma è il gergo usuale del popolo. Il mio è irascibile ma simpatico, un po’ logorroico ma alla fine è un buono. Ci sopportiamo ed è già molto. Pausa pranzo. Ci catapultiamo in un bar dove non cucinano piatti pronti, freddi, tiepidi e tanti panini che senti urlare il fegato di cento persone insieme. Si trangugia qualcosa e si torna in ufficio perché arriva il Vitali per l’ordine importante e a lui bisogna dire di sì. Davanti a me c’è Marta, una collega che si ostina a farsi bionda e nessuno ha il coraggio di dirle che sta male. Io compreso. Non è bella e nemmeno brutta. Certo quel vestito poteva anche risparmiarselo! Non squilla più il telefono. E’ matematico che verso fine giornata le telefonate diminuiscono perché sono inversamente proporzionali alle palle che girano velocemente ed alla tanta voglia di scappare. Driiinn…e si che l’ho già detto. Mai pensarlo perché accade. C’è un problema. SPECIFICARE PROBLEMA: è generalmente qualcosa o qualcuno che ti arreca quantomeno fastidio, una scocciatura, un po’di lavoro ulteriore, o una spesa di altri soldi. Se avviene alle 18.30 quando anche la coda di rientro ti sembra un paradiso pieno di zucchero filato è un dramma. Buonasera,sono la segretaria del commercialista, sì ricorda quella fattura del 12 giugno che avevamo sbagliato ed era registrata… L’ho persa a “ Buonasera sono la…”. Cerchi di risolvere quello che puoi e mentre tutti i tuoi colleghi se ne vanno resti attaccato al telefono pensando di essere l’ultimo dei pirla. E che prima o poi prenderai un aereo per l’esilio a Caracas. Spengo la luce dell’ufficio e corro, corro corro. Riprendo la macchina e mi rimetto nel traffico. Corro. Mi ritrovo dentro lo spogliatoio del campo da calcio(!?) dell’oratorio di Redona. Arriva Franco, il portiere detto sciagura; Vittorio, quello che non passa mai; Luca, il fighetto che mette il gel anche tra un tempo e l’altro; Nicola e anche Simone, che non si allena mai, mangia come un’idrovora, è magro come Fassino a dieta e gioca come Del Piero. Invidia. Poi arriva l’allenatore che ci sgrida per la vittoria sofferta di domenica scorsa. Mi cerca con lo sguardo e mi trova: te ghet de fa cor la bala. E fa mia i tò szughì altrimenti te fo scoldà la panca! Mi guardo attorno e tra il profumo di canfora e le chiacchere dei ragazzi mi sento felice. Il campo di sabbia ed il pallone sempre troppo veloce ci aspetta. Ad maiora. .

Il direttore responsabile
Luca Cavadini